Le sette fatiche di Ercole

Le fatiche di Ercole furono in realtà dodici, vediamo se qualcuno si ricorda le cinque che io non ho scritto
L’ordine è quello utilizzato di solito dai narratori, tutti abbastanza concordi per le prime sei fatiche; più incerto l’ordine delle altre, a partire dalla settima…
(la mia fonte è stata l’ottimo testo su .liceogalvani.it/lavori-multimediali/mito/eroi/ercolefa_1.htm)

Creata il 6 aprile 2013 - 18:26

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giulia_paola

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7 Le sette fatiche di Ercole

IL TORO DI MINOSSE

Se è vero che nei tempi primitivi si parlava di dieci fatiche di Eracle, questa e la nona furono aggiunte più tardi. Euristeo ordinò all’Eroe di catturare un toro furioso, flagello degli abitanti di Creta. Il toro apparteneva a Minosse, che l’aveva ricevuto in dono da Poseidone per un sacrificio votivo. Affascinato dalla bellezza dell’animale, Minosse ne aveva sacrificato un altro. L’ira del dio del mare si era allora indirizzato sulla regina Pasifae, cui aveva infuso una morbosa passione per il toro e sul toro stesso che, reso folle, aveva iniziato a devastare Creta richiedendo l’intervento liberatore di Eracle. Questi lottò duramente, con dolore e notevole sforzo, riuscì a catturarlo e a condurlo a Micene. In onore di Era, Euristeo, lo lasciò libero. Il toro provocò lutti e danni nel Peloponneso finchè a Maratona fu ucciso da Teseo.

6 Le sette fatiche di Ercole

LE STALLE DI AUGIA

Augia, figlio di Helios era re sulla costa occidentale del Peloponneso e possedeva il più ricco allevamento del mondo. Il suo regno era una signoria del Sole deponente, il mondo degli Inferi . Euristeo ordinò ad Eracle di recarsi lì e di liberare le stalle di tutto il paese dal letame che appestava l’aria del Peloponneso. Questo lavoro doveva essere compiuto in un solo giorno. Eracle propose ad Augia questo patto: in cambio di un decimo degli armenti , egli avrebbe rigovernato le stalle: se non fosse riuscito, sarebbe rimasto nel paese come schiavo del re.

5 Le sette fatiche di Ercole

GLI UCCELLI DEL LAGO STINFALO

Presso la palude di Stinfalo, circondata da numerosi boschi, abitavano uccelli tanto numerosi quanto le anime dei Morti presso il fiume Acheronte nel regno degli Inferi. Gli uccelli, quindi, richiamavano alla mente il mondo dell’aldilà. Il compito di Eracle era quello di allontanare gli uccelli dal lago di Stinfalo. Pallade Atena gli fornì delle magiche nacchere di bronzo con le quali Eracle fece un tal schiamazzo da far impazzire gli animali che si allontanarono per sempre della regione.

4 Le sette fatiche di Ercole

IL CINGHIALE DI ERIMANTO

Eracle doveva catturarlo e portarlo vivo a Micene. Questo cinghiale si aggirava nella parte occidentale dell’Arcadia e distruggeva i campi. In questa regione, abitata dai Centauri, l’Eroe fu ospite di Folo, che gli offrì dell’arrosto e del vino preso dal pithos, dono di Dionisio. I fiumi dell’alcol inebriarono i partecipanti al banchetto che si trasformò in lite e lotta. Eracle, per sedare il tumulto, scagliò freccie avvelenate, poichè intinte nel sangue dell’Idra. Morirono Folo e Chirone, capi dei Centauri. Rattristato l’Eroe riprese la strada e si diresse sul Monte Erimanto, dove catturò la belva. Se la mise sulle spalle e la portò dal re degli Argivi. Euristeo, alla vista dell’animale, si nascose in un pithos di bronzo, impaurito come davanti alla Morte.

3 Le sette fatiche di Ercole

LA CERVA DI CERINEA

Era un animale dalle corna d’oro, gli zoccoli di bronzo: era un essere divino. L’aspetto pericoloso e difficile non era determinato dalla sua particolare aggressività, ma piuttosto dal fatto che, continuando a correre, obbligava l’inseguitore a spingere in luoghi sconosciuti e ostili, con sempre più vivo il desiderio della catture. Eracle la inseguì per un anno non volendo nè ucciderla nè ferirla. Presso il fiume Ladone, al confine del Giardino delle Esperidi, iniziava l’aldilà. L’eroe lo catturò, lì ne legò i piedi e tornò a Micene. Sulla strada del ritorno dovette scusarsi per la cattura con Apollo e Artemide, cui era cara la cerva, dicendo di aver agito per ordine di Euristeo.

2 Le sette fatiche di Ercole

L’IDRA DI LERNA

A guardia dell’ingresso del regno dei morti, nelle acque profonde di Lerna che confinavano con quelle di Agro, stava il serpente gigantesco che Eracle doveva uccidere. Faceva stragi di greggi e colture e uccideva col fiato gli uomini. Aveva il corpo di cane e nove teste di serpente tra cui una immortale. Era inattaccabile e l’inutilità della lotta, eccetto per Eracle, era rappresentata dal fatto che, al posto di ogni testa tagliata ne ricrescevano due. Eracle uccise dapprima un granchio gigantesco, custode del luogo, poi, nella lotta, fu aiutato dal nipote tebano Iolao, che bruciò le ferite con tizzoni ardenti per evitare che ricrescessero le teste. Alla fine riuscì a recidere la testa immortale. Il granchio gigantesco andò in cielo come costellazione vicino al Leone quale segno del Cancro.

1 Le sette fatiche di Ercole

IL LEONE DI NEMEA

Il leone abitava nella vallata di Nemea, ricca di caverne ospitali, e terrorizzava tutta la zona. Nessun’arma lo feriva e quindi esso simboleggiava la Morte. Per ordine di Euristeo, l’eroe si mise in viaggio per uccidere il terribile leone. Fu ospite del contadino Molorco, a cui la belva aveva ucciso il figlio, che gli diede consigli preziosi. Dopo un attacco inutile con frecce, spada e clava, Eracle penetrò nella tana e in un tremendo corpo a corpo soffocò la bestia. Il giorno dopo partì per Micene, residenza di Euristeo. Il re si spaventò alla vista della preda e decise che, da quel giorno, ogni altra preda sarebbe rimasta fuori dalla porta. Zeus, per onorare il figlio, assunse in cielo l’animale come ricordo, divenne il Leone dello Zodiaco.

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