Sette guitar riffs degli anni '80

Ok, il rock degli anni '80 non è entusiasmante... le cose migliori stanno negli strascichi dell'hard / heavy del decennio precedente e nei prodromi di quello che verrà (grunge / indie)... con qualche splendida eccezione, però.

Creata il 4 giugno 2013 - 22:14

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gimoretti

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7 Sette guitar riffs degli anni '80

“Cult of personality” – Living Colour, 1988

Il solo di "Cult of Personality" è stato inserito al n.87 dei più grandi di sempre, mentre l’intero pezzo è al n.69 delle migliori dell’Hard Rock per VH1.
Per il fondatore della band, Vernon Reid, la canzone rimane speciale non tanto per il suo successo commerciale (!), quanto per il fatto che sia stata composta in un’unica sessione di prova. Del resto, lo stesso riff era venuto fuori da una normale esercitazione: come succede sempre, nei casi migliori.

6 Sette guitar riffs degli anni '80

“Living after midnight” – Judas Priest, 1980

Gli onesti, britannici Judas Priest fecero indubbiamente “bingo” con questo pezzo e l’intero album che lo contiene (“British steel”, vendette 500.00 copie): il riff di questo loro cavallo di battaglia è elettrizzante.
Agli italiani ricorda qualcosa: il buon Vasco lo prese “in prestito” per l’intro di “Dimentichiamoci questa città”…

5 Sette guitar riffs degli anni '80

“Should I Stay or Should I Go” - The Clash, 1982

La dimostrazione di come anche solo un paio di accordi possono creare un pilastro del rock.
A proposito del titolo, per anni si è vociferato che fosse riferito all’indecisione di Mick Jones a proposito del restare o meno nel gruppo, cosa che lui stesso smentì (insieme a quella sul lasciare o no la sua ragazza di allora)… ecco ciò che disse: “…non si riferiva a niente in particolare (…) era solo una buona canzone rock, il nostro tentativo di scrivere un classico”. Direi che ci sono riusciti.

4 Sette guitar riffs degli anni '80

"Money for nothing" - Dire Straits, 1985

Mark Knopfler è stato sicuramente uno dei chitarristi che ha segnato gli anni ’80 (e non solo), con il suo talento e quella particolare tecnica che non prevede l’uso del plettro. Questo riff (introdotto dal falsetto di Sting che canta “I want my MTV”, e per questo fu inserito tra gli autori) è uno dei suoi più famosi.
Il testo provocò qualche polemica, perché racconta in terza persona il pensiero di un uomo qualunque, non particolarmente colto e mentalmente gretto, di fronte al successo dei divi pop e rock: il linguaggio che usa (compresa la parola “faggot”, “frocio”) è da intendersi dunque del personaggio, non certo di Knopfler, che però ebbe dei problemi, e fu costretto spesso ad autocensurarsi.
In ogni caso (e meritatamente), la canzone beccò un Grammy.

3 Sette guitar riffs degli anni '80

“Sunday bloody Sunday” – U2, 1983

Nel famosissimo concerto “Under a red blood sky”, Bono introduce la canzone dicendo “questa non è una rebel song”: si riferisce a un particolare genere tradizionale irlandese, perché è ovvio che SbS sia una canzone di protesta, anzi una delle più belle canzoni di protesta di tutti i tempi. La domenica a cui si riferisce, come è noto, è quella del 30 gennaio 1972, quando l’esercito britannico uccise 13 persone e ne ferì 14 durante una manifestazione, scatenando la rivolta degli indipendentisti contro Londra.
Bono ha più volte sottolineato che la canzone non vuole si scaglia contro qualcuno, se non contro la violenza in generale.
E’ significativo che il riff, con un tempo militaresco accentuato dalla batteria, venne scritto da The Edge in un periodo di poca considerazione della propria capacità compositiva…

2 Sette guitar riffs degli anni '80

“Start Me Up” - The Rolling Stones, 1981

Il contagioso riff d’apertura di Richards viene inciso 16 anni dopo uno dei più grandi di tutti, quello di “Satisfaction”. In realtà gli anni sarebbero molti di meno: la prima registrazione del pezzo infatti è del ’75, durante le prove per “Black and Blue”, con un taglio reggae che non convince Keith; la ripescano qualche anno dopo, prima per “Some girls”, poi per “Emotional rescue”: niente da fare. Keith vuole addirittura cancellarla (“assomiglia a qualcosa che ho sentito alla radio”). Nell’’81 è la volta buona: il produttore Kimsey la ripropone, il taglio questa volta è più rock, si trovano gli accordi e i cori, tutto fila liscio…
Il titolo e il testo nascono da un doppio senso tra un riferimento motociclistico e uno sessuale.

1 Sette guitar riffs degli anni '80

“Back in Black,” AC/DC, 1980

Uno staccato di tre accordi duri, Mi-Re-La, poi una scala che scivola e ritorna indietro al primo Mi. Il tributo di Angus Young all’amico- compagno di band (il cantante Bon Scott) diventa uno dei più famosi riff del rock. Registrato solo pochi mesi dopo la sua scomparsa (all’età di 33 anni) contribuì a fare dell’album omonimo il secondo più venduto di tutti i tempi, dopo il solito “Thriller” di Jackson.

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