Sette guitar riffs degli anni '70

...il big bang del rock, ormai lontano, ha creato una miriade di schegge che si allontanano sempre di più l’una dall’altra (eppure ogni tanto tornano a incrociarsi): l’hard che si è trasformato in heavy metal, lo psychedelic, il progressive, il glam… fino al punk. Eppure i riff sono ancora lì, le colonne portanti di un fenomeno destinato a evolversi ancora.

Creata il 28 aprile 2013 - 10:55

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gimoretti

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7 Sette guitar riffs degli anni '70

"Bitch" - Rolling Stones, 1971

Bitch fu solo una B-side: “solo” forse è esagerato, dal momento che sul lato A era incisa “Brown Sugar”. In effetti meritava il singolo, così come il suo riff meriterebbe più riconoscimenti, nelle classifiche di genere (non come questa!). Ad ogni modo “Sticky fingers” è un album bellissimo, con la migliore formazione degli Stones di sempre, grazie a quel Mick Taylor rispetto al quale lo stesso Richards ha detto di aver nutrito “una specie di timore reverenziale”. Gli Stones lo strapparono ai Bluesbreakers di John Mayall, in sostituzione del povero Brian Jones, nel 1969.
E, a proposito, "bitch", in questo caso, sta per "fregatura".

6 Sette guitar riffs degli anni '70

"Riff raff" - Ac Dc, 1978

Di Angus Young e di suo fratello Malcolm, Slash (uno che se ne intende) ha detto: “con soli tre accordi hanno fatto più di ogni altro essere umano”. E’ proprio così, gli accordi degli Ac Dc, nella loro elementarietà sono diventati la bibbia dell’hard rock, così come la divisa da scolaretto di Angus è entrata a far parte del suo immaginario.
“Riff raff” è sicuramente (tra i pezzi degli anni ’70) meno quotata di “Highway to hell” o di “Whole lotta Rosie”, ma conserva intatta la radice blues-rock di cui Angus è un grandissimo rappresentante: non per niente i Guns’n Roses ne fecero una cover.

5 Sette guitar riffs degli anni '70

"La Grange" - ZZ Top, 1973

Billy Gibbons è quello a cui (secondo la leggenda) Jimi Hendrix volle regalare una Stratocaster rosa, colpito dalla sua velocità (nel ’68 Gibbons aprì con la sua bande dell’epoca, i Moving sidewalks, quattro concerti degli J. H. Experience, in Texas). E del resto, è proprio una Stratocaster 1955, quella usata da Gibbons nel pezzo.
Che usa la stessa base boogie blues di “Boogie chillen” di John Lee Hooker (e di "Shake Your Hips" di Slim Harpo): entrambe ormai troppe vecchie e abusate per non essere ritenute “di pubblico dominio” dai giudici che dovettero decidere sulla violazione del copyright, a seguito della causa intentata dai proprietari della prima.
La Grange del titolo è una cittadina del Texas, nei dintorni della quale sorgeva un bordello leggendario (il “Chicken Ranch”), protagonista anche di un film e di una commedia teatrale: Texas uber alles, insomma.

4 Sette guitar riffs degli anni '70

"Rebel rebel" - David Bowie, 1974

«È un riff favoloso!», ricordava Bowie nel 1997 in un'intervista di Guitar Player, «semplicemente fantastico! Quando sono inciampato in quel riff ho pensato "Oh! Grazie!"». Il giornalista Kris Needs lo descrisse come il “classico chiodo nella testa alla Satisfaction degli Stones”. Altri trovarono che questo suono sporco doveva tanto a Keith Richards quanto a Mick Ronson, il partner chitarrista di Bowie negli Spider from Mars, che era appena andato via.
Il riff e la canzone, inseriti in un Lp, Diamond Dogs, col quale non sembrano condividere molto, segnarono un po’ l’abbandono di Bowie a quel glam rock di cui era stato il maggiore intreprete e che ora, insieme ai Roxy Music (che avevano perso Eno), a Marc Bolan, ai Mott the Hoople sentiva che stava sempre più confondendosi con il pop.

3 Sette guitar riffs degli anni '70

"Layla" - Eric Clapton, 1970

Il riff più famoso di Clapton è stato in realtà scritto da Duane Allman, durante la stretta collaborazione dei due grandi chitarristi: Tom Dowd, che li presentò, disse che erano “due mani in un guanto”, e che tra loro c’era una specie di telepatia. Clapton era stato grande amico anche di George Harrison, di cui aveva conosciuto la moglie, Pattie Boyd, e della quale si era innamorato. “Layla” (il nome deriva da un racconto persiano del XII secolo) era proprio lei, che riuscì poi a sposare nel 79, cinque anni dopo il divorzio da George.
Donna fortunata, Pattie, che ebbe dedicati tre fra le più belle ballad di sempre: “Something” dei Beatles (Harrison), “Wondeful tonight” e, appunto, “Layla”, di Clapton.

2 Sette guitar riffs degli anni '70

"Kashmir" - Led Zeppelin?, 1975

Agli Zeppelin l’etichetta di padri del metal non è mai piaciuta. E forse per questo erano così soddisfatti di Kashmir, che Plan definì, in un'intervista rilasciata a Rolling Stone, "la canzone dei Led Zeppelin per eccellenza". E in effetti è così: il pezzo ha la stessa intensità dei precedenti, ma è diverso, più orientato al progressive. Page aveva lavorato sulla progressione degli accordi dal ’73, facendosi influenzare da sonorità indiane, marocchine e mediorientali.
Plant scrisse il testo durante un viaggio attraverso il Sahara (anche se la canzone parla del Kashmir): “tutta l’ispirazione venne dal fatto che la strada andava avanti a perdita d’occhio(…), come guidare in un canale, apparentemente senza fine (…); è stato un incredibile pezzo di musica da scrivere, una grande sfida per me (…), richiedeva una qualche sorta di epiteto, di approccio lirico astratto per rendere tutta l’idea della vita come avventura, come una serie di momenti di illuminazione…”

1 Sette guitar riffs degli anni '70

"Hey Hey, My My (Into The Black)" - Neil Young, 1979

"It's better burn out than to fade away…": versi così belli, che parlano di uno dei momenti cruciali, in negativo, della carriera di un musicista (come di qualsiasi creativo), e cioè quello in cui si avverte l’incapacità di evolversi ancora, non meritavano di essere ricordati soprattutto per essere stati citati nella nota di addio di Kurt Cobain, prima che si suicidasse.
Ma Young li scrisse nel ’79, quando lo stesso punk era ormai finito (e Johnny Rotten era tornato ad essere John Lydon), lasciando macerie dietro di sé, ed un senso di inadeguatezza per i vecchi leoni come Neil.
Eppure proprio questo pezzo (e l’album di cui faceva parte, “Rust never sleeps”) segnarono la rinascita di Young, a testimonianza del fatto che “…rock’n roll will never die…”

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