Sette guitar riffs degli anni '60

...il rock raggiunge la sua pienezza (per qualcuno morì proprio alla fine del decennio): i riff di chitarra sono le travi portanti di pezzi indimenticabili. Si intravedono i primi segni di un'ulteriore evoluzione, l'heavy, il punk-rock, sono dietro l'angolo...

Creata il 20 aprile 2013 - 18:58

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gimoretti

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7 Sette guitar riffs degli anni '60

“Voodoo Child (slight return)” - The Jimi Hendrix Experience, 1968

“Voodoo Chile” (con la “e”) fu una lunga jam session, a cui partecipò anche Steve Winwood, da cui derivò poi “Voodoo Child” (“slight return” sta a significare proprio che era una “ripresa”), che infatti mantenne questa qualità di pezzo improvvisato, con una lunghezza che poteva variare dai 7 ai 18 minuti: memorabile fu l’esecuzione a Woodstock.
Dopo la bellissima l’introduzione, con l’effetto di distorsione del pedale wah-wah, la musica si apre, dispiegandosi e contraendosi. Di questo pezzo Joe Satriani ha detto: “E’ il più grande pezzo di chitarra elettrica mai registrato. L’intera canzone potrebbe essere considerato il Santo Graal della tecnica chitarristica. E’ un faro dell’umanità”.

6 Sette guitar riffs degli anni '60

“Sunshine of Your Love” - The Cream, 1967

Leggenda vuole che il riff della canzone (una tipica “riff-song”) sia stato scritto dal bassista Jack Bruce dopo che lui e Clapton avevano assistito ad un concerto di Hendrix al Saville Theatre, a Londra. Pete Brown scrisse i testi, ed Eric, che per suonarla usava una Gibson 1964 SG, scelse il titolo. In ogni caso il pezzo una certa affinità con Hendrix doveva averla, dal momento che Jimi la inserì nella sua scaletta nei concerti tra il 1968 e il 1969.
Sul confronto tra Eric e Jimi (stiamo parlando dei primi due chitarristi di sempre), in una famosa intervista Jack Bruce ricorda lo stupore di quando, durante un esibizione dei Cream a Londra, Jimi salì sul palco per una jam session: va detto che erano i tempi di “Clapton is god”, e che nessuno, neanche lontanamente, poteva immaginare di competere con Eric. Jimi (fece “Killing floor”) sfoggiò tutto il suo repertorio, chitarra dietro la testa, sotto le gambe, suonata con i denti: Bruce racconta “Eric era un chitarrista, ma Jimi era una forza della natura…”. Quella notte dissero che qualcuno aveva ucciso “Dio”.

5 Sette guitar riffs degli anni '60

“(I can’t get no) Satisfaction” - The Rolling Stones, 1965

Il riff della seconda migliore canzone rock di sempre (secondo Rolling Stone) fu scritto da Richards tra una dormita e un’altra. Al risveglio della prima, Keith accende il registratore e registra quello che aveva sognato, per poi riaddormentarsi: al secondo risveglio, si accorge di aver incluso anche il suo russare fino alla fine del nastro…
Richards aveva in mente un arrangiamento completamente diverso, con i fiati, alla Otis Redding, ma il resto del gruppo e il produttore riuscirono a convincerlo che la canzone era perfetta così, con la chitarra (e il suo riff) in primo piano.

4 Sette guitar riffs degli anni '60

“Day Tripper” - The Beatles, 1965

“Day tripper” fu scritta da John durante le sedute per Rubber Soul, uno dei migliori album rock della band (e dunque di tutti i tempi!). Il riff, ricercato come una voluta barocca, sembra preludere alla futura fase psichedelica dei Fab Four; del resto, al di là del significato letterale (“day tripper = pendolare), il titolo sembra alludere a coloro che non si lasciano andare del tutto, o lo fanno solo per un giorno. Anzi, Paul una volta affermò che era proprio riferito a lui, e alla sua riluttanza a provare l’LSD (che John e George avevano già sperimentato un anno prima).
Pochi giorni dopo, il gruppo registrò “We can work it out”, scritta da Paul e considerata più commerciale: bene, John non volle mollare, e le due canzoni uscirono su un 45 con due lati A….

3 Sette guitar riffs degli anni '60

“Whole Lotta Love” - Led Zeppelin, 1969

Quanti riff mitici si è inventato Jimmy Page? Forse decine, ma questo, che Page suonava sulla sua Sunburst ’59 Les Paul Standard, è forse il più famoso. Molto si è discusso sulla sua origine: il bassista John Paul Jones sosteneva che fosse nato durante una jam di un concerto per “Dazed and Confused”, lo stesso Page parlò delle prove per Led Zeppelin II.
Alla fine (anche di una disputa legale) venne fuori che proveniva da un pezzo blues del ’62 di Willie Dixon, suonato da Muddy Waters, “You need love” (questo il link, http://www.youtube.com/watch?v=V-VCiYLX9ts ).
Fatto sta che Rolling Stone l’ha inserita al 75° posto dei migliori singoli di tutti i tempi, e Qmagazine all’11° di quelle per chitarra.

2 Sette guitar riffs degli anni '60

“You really got me” - The Kinks, 1964

Molti, e probabilmente sono nel giusto, sostengono che l’heavy metal inizia qui, nel 1964, da questo riff di Dave Davies basato sul “power chord”, quel particolare accordo (“potente”) che, introdotto probabilmente da Link Wray (quello di “Rumble”), diventerà uno dei preferiti dell’Heavy e del punk-rock.
Ray, fratello di Dave, sostenne di essere stato ispirato da “Louie Louie” dei Kingsmen (di cui i Kinks pure fecero una cover), ma francamente… ad ogni modo, nei suoi ricordi torna sempre quell’espressione satanica, un vero e proprio trance in cui cadeva Dave quando attaccava l’assolo.

1 Sette guitar riffs degli anni '60

“Purple haze” - The Jimi Hendrix Experience, 1967

Il riff pare nacque in un camerino dell’Upper Cut Club, il leggendario locale di Forest Gate, Londra (da una locandina del club, di quegli anni, si leggeva che in una settimana ci suonavano gli Who, Burdon con gli Animals, Spencer Davies Group, i Pretty thing e appunto lui, Jimi… non male come programmino!).
Si è tanto detto sul significato del titolo, che a un certo punto Hendrix disse che nasceva da un sogno che aveva fatto, in cui camminava sul fondo del mare… Ma è più plausibile il collegamento con la definizione dell’effetto di una droga: anche il verso più famoso “excuse me while I kiss the sky”, che Jimi si divertiva spesso a storpiare (“excuse me while I kiss this guy”), era un modo di dire per esprimere le sensazioni procurate dalla marijuana.

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