I più bei borghi del Lazio

Quanti Borghi in Italia, quanti nel solo Lazio... tutti da scoprire!

Creata il 25 maggio 2013 - 14:07

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gimoretti

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7 I più bei borghi del Lazio

Collalto Sabino (Rieti)

Collalto Sabino sorge su un picco a Sud del Lago del Turano, al confine con l'Abruzzo.
La storia del borgo fa risalire le proprie origini all'epoca dei Longobardi. Successivamente le scorrerie dei Saraceni indussero i pochi abitanti rimasti a costruire una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì poi il moderno abitato di Collalto Sabino.
Nell'XI secolo divenne proprietà dell'Abbazia di Farfa che qui stabilì un proprio monastero benedettino, e successivamente cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi.
La posizione strategica del borgo, al confine tra lo Stato Pontificio ed il regno normanno di Napoli, lo rese importante al punto che venne visitato dallo stesso imperatore Federico II. Furono questi gli anni in cui il borgo godette di maggiore potenza e autonomia, arrivando a godere del diritto di battere moneta e di ampliare le fortificazioni già esistenti con la costruzione di un castello. È in questo periodo che viene costruita una prima cinta muraria.
Nel 1297 il borgo viene ceduto da Carlo d'Angiò, nuovo re di Napoli, allo Stato Pontificio come ringraziamento per la concessione del trono fatta a suo favore.
Il borgo fu successivamente feudo baronale di diverse famiglie nobili italiane e non sino a giungere al periodo risorgimentale: il 3 febbraio 1861 il castello e l'abitato di Collalto Sabino subirono un cruento assalto da parte di una folta banda di briganti formata da soldati borbonici sconfitti alla guida di Francesco Luvarà, reparti dell'esercito pontificio e delinquenti comuni alla guida del famoso brigante Chiavone. L'assalto era stato realizzato in opposizione al plebiscito del 1860 che annetteva il Regno delle Due Sicilie al neonato Regno d'Italia. Dopo che l'orda venne placata, il borgo venne annesso al Regno d'Italia.

6 I più bei borghi del Lazio

Torre Alfina (Viterbo)

Situato al margine settentrionale dell'altopiano dell'Alfina, confina con la Riserva naturale Monte Rufeno e con il bosco monumentale del Sasseto al quale si accede dai giardini pubblici del borgo.
La sua storia si identifica con quella del suo castello, costruito nel medioevo intorno ad una torre di avvistamento. ?Alfina secondo alcuni deriverebbe dal latino ad fines che indicherebbe la sua collocazione ai margini dell'altopiano rispetto al territorio comunale di Orvieto.
Probabilmente l'area era abitata già in epoca etrusca.
Le prime notazioni storiche riguardo all'esistenza di una torre d'avvistamento risalgono all’VIII sec d.c.. E proprio la famiglia dei Monaldeschi prima, e il suo ramo della Cervara poi, saranno signori del castello e proprietari di molte delle terre intorno, dal 1200 al 1700. Il castello, passò per via ereditaria, ai marchesi Bourbon del Monte.
Durante spedizione garibaldina nell'agro romano, del 1867, il generale Giovanni Acerbi la scelse come suo quartier generale in virtù della sua posizione geografica favorevole, e vi proclamò la prodittatura.
Il castello e la sua tenuta rimase proprietà dei Bourbon del Monte fino al 1880 circa quando fu acquistato da un ricco banchiere ebreo, Edoardo Cahen, originario di Anversa, che fu nominato marchese nel 1885 da Umberto I e si fregiò del titolo di Marchese di Torre Alfina. Egli diede il via alla ristrutturazione del palazzo come oggi appare, affidando il progetto dei lavori all' architetto senese Giuseppe Partini .. Passato di mano per eredità nel 1959 fu acquistato da Alfredo Baroli mentre il suo attuale proprietario è il discusso Luciano Gaucci.

5 I più bei borghi del Lazio

Civita Castellana (Viterbo)

Civita Castellana è un'antica e vivace cittadina, famosa per la produzione di ceramiche artistiche. fu capitale dell’antico Ager Faliscus, la regione laziale in cui si sviluppò la civiltà Falisca, indipendente e distinta da quella etrusca. L’antica denominazione della città era Falerii Veteres e sorse intorno al secolo VIII a.C.
Nel 998 papa Gregorio V attribuì al borgo il titolo di “civitas”, che acquistò potere di giurisdizione sui castelli circostanti, da cui l’appellativo di “castellana”.
Nel 1426 fu annessa al patrimonio della Santa Sede e costituì spesso un luogo di rifugio per i pontefici. Nel 1494 papa Alessandro VI Borgia diede avvio ai lavori di edificazione del forte, commissionato all’architetto Antonio da Sangallo il Giovane.
Il centro storico, d'impianto alto-medievale, è disposto su un ripiano tufaceo delimitato dalle gole del Rio Vicano e del Rio Maggiore, entrambi affluenti del Treia.
Da vedere: il Forte Sangallo, imponente opera militare voluta da papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) a difesa dello Stato Pontificio; il Museo Archeologico nazionale dell’Agro Falisco, che raccoglie le testimonianze legate al territorio degli antichi Falisci; la chiesa del Carmine ; la chiesetta romanica di San Gregorio; il Duomo (S. Maria), iniziato in forme romaniche nel sec. XII e successivamente rimaneggiato e trasformato nella prima metà del '700; Palazzo Trocchi, Palazzo comunale e tanti altri. A sud di Civita, poco dopo il bivio per Castel S. Elia, seminascosta su un lato dal possente muro in tufo, si trova Porta Borgiana, dedicata dalla cittadinanza alla potente famiglia e, inparticolare, al governatore diventato poi Papa Alessandro VI.

4 I più bei borghi del Lazio

Calcata (Viterbo)

Calcata è un piccolo borgo a 40 km a nord di Roma.Sorge su una rupe tufacea in un’area di vegetazione lussureggiante e ricca di fauna grazie al torrente Treja. In seguito ad ampi crolli della rupe, gli abitanti si trasferirono a valle dove ricostruirono il paese.
La vecchia Calcata, spopolata e quasi morta venne scoperta dagli artisti che, pur di abitare in un luogo tranquillo erano disposti a rinunciare a qualche comodità moderna. Le case di tufo rosso di Calcata vecchia furono popolate da intellettuali, artisti, scrittori e artigiani che portarono una ventata di gioia di vivere vagamente bohemien.
Il Palazzo Baronale degli Anguillara è stato, nella vita del paese, il punto centrale di riferimento della comunità. Calcata non offre grandi monumenti, eccetto il castello, ma tanti piccoli particolari, alla fine così importanti da rendere Calcata un vero gioiello. Lungo le viuzze, a volte preceduti da archi e da antiche scale scavate nel tufo, si aprono spesso suggestivi panorami sulla valle.
Nel territorio del Comune di Calcata e quello di Mazzano Romano è stato istituito il Parco Suburbano Valle del Treja, una zona protetta di rara bellezza e di grande valore storico naturalistico. A Calcata, la sede del Centro Visite, è in Piazza Vittorio Emanuele, dove si può avere una guida esperta. Nel Parco del Treja si va a piedi a caccia di storia e natura nelle necropoli e nei tempi falisci, nei resti delle chiese medievali, nei boschi che stanno ridiventando impenetrabili.

3 I più bei borghi del Lazio

Castel di Tora (Rieti)

Castel di Tora, tra Carsoli e Rieti, lungo la vallata del Turano, è un imponente borgo dominante l'omonimo lago, e trae le sue origini agli inizi dell'anno mille all'epoca del fenomeno degli "incastellamenti".
Per secoli, fino al 1864, è stato chiamato "Castelvecchio".
L'Abbazia di Farfa possedette il territorio di Castel di Tora che lo ebbe in dono dai Rusticelli - Guidonisci, signori longobardi di Tora nel 1092, insieme al monte Antuni, l'antico "Castrum Antoni", prospicente roccaforte.
La strategica posizione dei due castelli, opportunamente integrata da torri di avvistamento, è un chiaro segno della loro funzione difensiva all'epoca dell'invasione saracena del IX e X secolo.
Corradino di Svevia, ultimo degli Hohenstaufen, vi si rifugiò dopo la sconfitta dei Campi Palenti, il 23.08.1268, prima di proseguire verso Vicovaro, nel disperato quanto vano tentativo di sottrarsi alla cattura da parte delle truppe angioine.
Nel corso dei secoli fu di proprietà di molte famiglie nobili, tra le quali i Buzi – Brancaleoni, i Mareri, i Orsini, i Borghese, i Lante della Rovere, per poi diventare parte dello Stato Pontificio fino all’unità d’Italia.
Il borgo fu bombardato nel 1944 dagli aerei americani e nel 1950 completamente abbandonato dagli abitanti.
Dopo oltre 40 anni di abbandono ed incuria il borgo di Antuni era ridotto ad un cumulo di rovine ed ormai morto, quando nel 1992 il palazzo del Drago fu acquistato dal Comune di Castel di Tora per impiantarvi un centro di recupero per tossicodipendenti.
Dal 1990 sul Monte vi è insediata la Comunità Incontro di Don Pierino Germini e dal 1996 è stata iniziata e portata a termine, negli anni 2000-2002, l'opera di restauro e recupero del Castello del Drago e delle abitazioni circostanti.
Negli anni 1935-38 fu costruita la diga di Posticciola e creato il lago artificiale del Turano che sommerse i terreni più fertili della valle, causando una forte emigrazione della popolazione locale, che all'epoca contava circa 1000 abitanti.

2 I più bei borghi del Lazio

Sperlonga (Latina)

Secondo la tradizione presso Sperlonga sorgeva la città di Amyclae, fondata dagli Spartani.
In età romana sorsero nel territorio numerose ville, la più celebre è quella appartenente all'imperatore Tiberio, comprendente una grotta naturale modificata e decorata con sculture del ciclo dell'eroe omerico Ulisse.
il paese si sviluppò intorno ad un castello sul promontorio di San Magno, uno sperone dei monti Aurunci, a difesa dalle incursioni via mare dei Saraceni, prendendo il nome dalle numerose cavità naturali della zona (speluncae).
Intorno al castello si sviluppò progressivamente il paese per cerchi concentrici. Nell'XI secolo l'abitato fu cinto da mura, di cui resta traccia di due porte: "Portella" o "Porta Carrese" e "Porta Marina", che portano lo stemma della famiglia Caetani.
Sperlonga restò un piccolo paese di pescatori, continuamente minacciato dalle incursioni dei pirati. Malgrado la costruzione per la difesa della costa di una serie di torri di avvistamento, la città venne distrutta nel 1534 da un attacco del pirata saraceno Khair Ad-Dìn, detto il Barbarossa. Una seconda distruzione ad opera dei Turchi si ebbe nel 1622.
Con la ricostruzione del XVIII e XIX secolo la cittadina assunse la forma attuale (cosiddetta "a testuggine") e vennero erette chiese e palazzi signorili.
Appartenne per secoli al Regno di Napoli e poi al Regno delle Due Sicilie, quindi al Regno di Sardegna, poi rinominato Regno d'Italia dal 1861.
Lo sviluppo, basato soprattutto sul turismo si ebbe dopo l'apertura della via litoranea tra Terracina e Gaeta, nel 1958, quando, infranto il secolare isolamento, il paese uscì gradualmente dall'estrema povertà che lo caratterizzava. Forte impulso venne rappresentato anche dalla scoperta delle sculture della villa di Tiberio (1957) e dall'arrivo di un turista d'eccezione, l'attore Raf Vallone, tra i primi forestieri a innamorarsi del posto.
Sperlonga è rinomata per le sue numerose spiagge: spiaggia dell' Angolo, Bazzano, spiaggia delle bambole, Fontana, La Canzatora.

1 I più bei borghi del Lazio

Civita di Bagnoregio (Viterbo)

Situata in posizione isolata nella valle dei calanchi, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato, percorribile solo a piedi, costruito nel 1965. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".
La frazione è attualmente abitata da sei persone.
Civita venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi. Sorge su una delle più antiche vie d'Italia, congiungente il Tevere (allora grande via di navigazione dell'Italia Centrale) e il lago di Bolsena.
All'antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi la porta detta di Santa Maria o della Cava, costituisce l'unico accesso al paese. La struttura urbanistica dell'intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani secondo l'uso etrusco e poi romano, mentre l'intero rivestimento architettonico risulta medioevale e rinascimentale. Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita, tra le quali la necropoli rinvenuta nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco vecchio.
Anche la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, che divenne poi San Bonaventura, è in realtà una tomba a camera etrusca. Gli etruschi fecero di Civita una fiorente città, favorita dalla posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo. Del periodo etrusco rimangono molte testimonianze: di particolare suggestione è il cosiddetto “Bucaione”, un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato, e che permette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi. In passato erano inoltre visibili molte tombe a camera, che purtroppo furono in gran parte fagocitate, nei secoli, dalle innumerevoli frane. Del resto, già gli stessi Etruschi dovettero far fronte ai problemi di sismicità e di instabilità dell’area. All’arrivo dei romani, nel 265 a.C., furono riprese le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti avviate dagli etruschi.
All'interno del borgo rimangono varie case medievali, la chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale e dove al suo interno è custodito il S.S. Crocefisso ligneo, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo, la casa natale di San Bonaventura e la porta di Santa Maria, con due leoni che tengono tra le zampe una testa umana, a ricordo di una rivolta popolare degli abitanti di Civita contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi.

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