Sette visioni del futuro.

"No time like the future."
Incognito

Creata il 7 settembre 2013 - 11:40

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giancarlo

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7 Sette visioni del futuro.

“UFO” – Gerry Anderson, 1969

Ufo è stata una serie televisiva prodotta a partire dal ’69, e andata in onda in Europa l’anno successivo. Racconta di un’organizzazione internazionale segreta, la SHADO, creata per combattere i tentativi di invasione da parte di alieni, tenuta nascosta alla gente comune. E’ ambientata in un futuro allora molto prossimo (1980 o giù di lì), con frequenti flashback verso il passato (cioè il presente di allora), che viene rappresentato come il tempo dei cambiamenti, degli hippie, ecc..
Se la “summer of love” ne era stato il prologo, nel futuro di UFO c’è molto più ordine, ma non c’è traccia di discriminazione, razziale o sessuale: il razzismo è qualcosa che si è naturalmente estinto, e la parità (nonché la libertà) sessuale è un dato di fatto.
Ne è testimonianza la strettissima coabitazione tra agenti uomini e donne a base Luna, con il bellissimo tenente Gay Ellis (donna) a comandare il reparto.
Insomma: se SHADO, che in segreto fronteggia alieni infiltrati fra i terrestri come tante spie sovietiche, ricorda l’attività “sotterranea” del controspionaggio britannico dell’MI6… per il resto la visione del futuro di UFO sembra quella, un po’ morbosetta, di una borghesia mediamente aperta dell’epoca: a metà tra attrazione e paura.

6 Sette visioni del futuro.

“Flash Gordon” - Alex Raymond, 1934

Flash nacque come la risposta ad un fumetto di grande successo, Buck Rogers, ma in qualche modo può essere considerato il riferimento “nobile” di gran parte della produzione pulp (pulp fiction) successiva, quella dei giornaletti con donne scollacciate rapite da alieni libidinosi in copertina.
Ma qui, quello che preme sottolineare, è la visione ancora fanciullesca (tutto sommato positiva) del futuro: se in altri mondi esistono i tiranni, ciò si deve alla perenne lotta del Bene e del Male (quella delle favole con le principesse in pericolo, per intenderci) piuttosto che ad una proiezione del mondo attuale.
Ma sul progresso, su una tecnologia capace di compiere miracoli che neanche in un luna-park, su quello si può contare: allora ecco razzi o motori anti-gravitazionali, pistole a raggi, e altre diavolerie che hanno tutte qualcosa in comune: l’essere ancora un insieme intelleggibile di meccanismi, delle macchine appunto, perfettamente progettabili e controllabili.
Cronenberg e i suoi “game-pod metacarnali” è ancora di là da venire.

5 Sette visioni del futuro.

“Gattaca” – Andrew Niccol, 1997

Gattaca è uno dei film più sottovalutati degli ultimi anni (e non solo di fantascienza). Il tema di fondo prevede un futuro (?) simile a quello di Minority Report (che derivava da un libro di Dick), ma a differenza dell’altro, che alla fine è un action movie, qui viene sviluppato in maniera molto più sottile.
Nella storia, l’impalpabile, inizialmente illegale discriminazione tra chi è geneticamente programmato e chi no, diventa di fatto vera e propria legge, che divide la società in esseri superiori e inferiori.
E gran parte della bellezza della storia sta nel fatto che il protagonista non dia per scontata l’evidente ingiustizia della cosa; che in qualche modo cerchi di dimostrarla a sé stesso, prima ancora che agli altri.
E in questo senso di claustrofobia (che finanche le scene in mare aperto, riprese dall’alto, o con la nebbia, accentuano) che sembra gravare su tutto, e spingere ancora di più l’uomo nel tentativo di farsi selezionare per una missione su Plutone: un mondo che ha perso la libertà è solo uno da lasciarsi alle spalle.

4 Sette visioni del futuro.

“In senso inverso” - Philip K. Dick, 1967

Come se ad un certo punto, chiamato fase Hobart, un qualche dio (indagato e cercato fra le righe di tutto il libro) avesse premuto un gigantesco tasto “rewind”, il mondo inizia a scorrere al contrario: i morti resuscitano, piano piano ringiovaniscono fino a ridiventare lattanti e a doversi cercare un utero nel quale rientrare; i cibi vengono vomitati e reinscatolati; le sigarette si fumano a partire da cicche che mano mano si riallungano per essere poi reimpacchettate; finanche al mattino, invece di radersi, gli uomini si incollano mucchietti di peli.
Il contesto è sempre quello cupo, distopico (distopia = contrario di utopia) dei libri di Dick, con la potente organizzazione della Biblioteca, spesso autonoma e in contrasto con la stessa polizia, che invece di salvaguardare la conoscenza fa di tutto per cancellarne ogni traccia, libro per libro.
Ma i veri temi sono altri, e il fatto che la macchina giri al contrario non fa altro che evidenziare che anche così, nulla cambia: ogni uomo è solo, non può fidarsi che di sé stesso (e spesso neanche), l’amore è una grande menzogna.

3 Sette visioni del futuro.

“Star Wars” – George Lucas, 1977

Star Wars alla critica non è mai piaciuto. Si può dire che il suo successo presso gli addetti del settore è stato inversamente proporzionale all’accoglienza del pubblico. E in effetti le lacune della trama, i dialoghi non irresistibili… sono tutti lì.
Ma dal punto di vista dell’immagine (anzi, in questo caso si può parlare di un vero e proprio “immaginario”) è stato un punto di svolta. Se l’idea di un grande calderone multietnico, con umani mescolati a razze di mille altri pianeti (tanto da rendere obsoleto il termine “alieno”) era già stata espressa in qualche libro, il famoso concetto di “Universo usato” è abbastanza nuova: il mondo del futuro non è quello asettico e un po’ omologante di “Odissea 2001”, ma è sporco, polveroso e caotico come una densa città mediorentale.
E’ l’idea, la consapevolezza dell’impossibilità di gestire una complessità sempre crescente; o quella di un universo organico, il cui metabolismo, col tempo, inevitabilmente peggiora.
Ciò include il fatto che nel futuro siano presenti, come scorie rimaste in circolo, frammenti del nostro passato: magari perché il nostro passato è il presente di qualcun altro ( e viceversa). E allora il bar intergalattico non è altro che la riedizione di un vecchio saloon del Far West.

2 Sette visioni del futuro.

“La strada” - Cormac mc Carthy, 2006

“La strada”, a voler semplificare, appartiene al filone apocalittico, precisamente a quello in cui pochi superstiti devono lottare per sopravvivere in una Terra diventata ostile; ma se in “Io sono Leggenda”, altro libro e altro film, l’ultimo uomo doveva vedersela con altri che una mutazione aveva trasformato in vampiri, qui la giustificazione genetica non c’è: il pericolo viene dai propri simili, e ciò rende tutto ancora più terribile.
Ognuno ha perso tutto, e tutti assomigliano a degli homeless (dunque la vera apocalisse è quella economica dei fattori di produzione?)
Ognuno è solo, finanche l’ultimo baluardo della convivenza umana, il nucleo originario, la famiglia, sembra cedere, con la moglie/ madre che preferisce abbandonare marito e figlio e suicidarsi.
E se tutto sommato in “Io sono Leggenda” la morte dell’ultimo uomo rappresenta la nascita di una nuova specie (seppure per noi mostruosa), qui l’unica prospettiva è l’estinzione totale.
Ecco, alla fine l’idea di futuro de “La strada” è che non c’è, un futuro.

1 Sette visioni del futuro.

Second Life – Philip Rosedale, 2003

S.L. è stata, per un certo periodo, una delle visioni del futuro più verosimili (piaccia o no). E malgrado il calo verticale di partecipazione, lo è ancora. Magari è solo un problema di tecnologia, di un’idea arrivata troppo in anticipo: ma in una realtà che tende sempre più a “delegare”, a utilizzare strumenti di interazione esterni a noi; in cui questa delega arriva a includere la stessa conservazione della memoria personale (si pensi al sistema cloud), per cui rimandiamo ad altri il compito di custodire i nostri dati, i ricordi, così come di dire cosa ci piace, cosa vogliamo leggere, ascoltare, guardare… in questa realtà, un avatar che viva per noi mille possibili diverse vite, diventa non solo plausibile, ma quasi auspicabile, se fossimo davvero noi a scegliercele, una per una.

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