Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

In un'epoca in cui invecchiare o solo ingrassare sembrano disgrazie capaci di meritare il pubblico ludibrio, in cui i social network, che solleticano il nostro narcisismo, sembrano indurci a creare un'immagine di noi stessi perfetta quanto finta, ecco che chi va controcorrente, fregandosene di tutto ciò, diventa un piccolo eroe di quest'era di autoidolatría.
Ma alcuni notevoli precursori vi furono, ciascuno a modo suo. Questa ne é una piccola lista.

Ps: vi é una bella differenza tra l'autodisfacimento e l'autodistruzione. Nel primo caso, spesso, si mantiene una consapevolezza (e un coraggio) paradossalmente molto più rari nel secondo.

Creata il 21 aprile 2014 - 09:11

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giancarlo

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7 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Mickey Rourke

Il caso notevole più recente. L'attore sex symbol degli anni '80', colui che sembrava poter avere tutto, e pure conservare un certo lato oscuro (a renderlo più interessante, che so, di un Di Caprio), ad un certo punto... passa, e quasi scompare. Non é quello, che lui vuole essere. Lui vorrebbe fare il pugile. Cioè uno che se ne importa relativamente di mantenere integra la sua faccia.
Quando ritorna, si é sfigurato. Ma non per le botte, per la chirurgia plastica. Che in teoria é praticata da coloro che ci tengono, al proprio aspetto. Mentre qui sembra essere stata usata come un cancellino su una lavagna, o come per quei criminali che vogliono far perdere le proprie tracce.

6 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Barney Panofsky

Il protagonista di "La versione di Barney" ha una vita, tutto sommato, eccezionale. Conosce un mucchio di gente interessante, s'innamora pazzamente della futura (terza) moglie, fa un sacco di soldi. Eppure, sembra non fare molto per meritare tutto ciò: e il senso di colpa che ogni bravo ebreo porta con sé (che qui si materializza con quello per il suicidio della prima moglie) pervade costantemente la sua tendenza a dissipare, e a dissiparsi.
La stessa che troverà il suo culmine simbolico, e drammatico, nella malattia che lo porterà alla morte. Perché nessuna malattia come l'Alzheimer esprime questa lenta, inesorabile "perdita di pezzi", questo lasciare andare le uniche cose capaci di dare un senso alla propria vita: i nostri ricordi.

5 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Louis Ferdinand Celine

Gli ultimi anni della sua vita li passò senza quasi mai uscire di casa, vestito come un barbone, a Meudon, periferia di Parigi, con la sola compagnia di Lucette, sua moglie, e di Toto, il suo pappagallo. Emarginatosi perché emarginato dagli altri. Da quelli che che non riuscivano a comprenderlo, quelli dai quali non riusciva a farsi capire. Perché bisognava conoscerlo bene, il dottor Destouches, per capire quanto fosse reale il suo antisemitismo. Leggere in fondo alle parole dei suoi libri (gli altri, a partire dal "Viaggio..."), alla sua stessa vita: la triste infanzia, l'eroismo in guerra, la disillusione, gli studi di medicina, la professione esercitata gratis, per chi non avrebbe mai potuto pagarlo.
Tutto fu controverso in Celine, tutto perfettamente coerente.

4 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Arthur Rimbaud

"Je ne pense plus a ça". Io non penso piú a questo, disse ad un amico che era andato a trovarlo, lui convalescente dopo uno dei primi viaggi all'estero, e che gli chiedeva se scrivesse ancora.
L'uomo che aveva teorizzato la "veggenza", la capacità (la necessità) della poesia di vedere oltre, e dunque il bisogno che il poeta sperimentasse sulla propria pelle fin dove l'animo umano era capace di spingersi, a costo di impazzire, quell'uomo, aveva smesso di scrivere. "Ora posso dire che l'arte é una sciocchezza".
Da allora la sua vita trascorse tra viaggi avventurosi e traffici (anche un po' loschi), in cui profuse un impegno parimenti incredibile.
Sì, dire che Rimbaud "si lasciò andare" non é propriamente corretto, a meno di considerare la sua vita "da poeta" come l'unica parte degna.
E non capire che la parte successiva ne fosse l'intima evoluzione: quella seconda vita era, finalmente, quell'espressione di modernità della poesia tanto cercata.

3 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Keith Richards

Una delle sue battute più famose, é quella sui medici che gli dicevano che sarebbe morto, se non avesse cambiato stile di vita, e sono tutti morti prima di lui.
Se esiste un volto capace di raccontare, quello é il suo. Ogni ruga, ogni solco un vizio. Una specie di ritratto di Dorian Gray animatosi di colpo, ma per niente drammatico, dove il terribile é stato sostituito dal dissacrante, il senso di colpa dall'ironia.
Long live Keith.

2 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Orson Welles

Welles era, anche fisicamente, uno di quegli uomini che avresti notato in mezzo ad altri mille. L'esempio più cristallino del personaggio "che buca lo schermo" (e non sempre é un bene, lui stesso se ne lamentava).

Il capitano Quinlan di 'Touch of Evil' é grasso, sporco, laido al limite della sopportabilità. Welles a 43 anni era già notevolmente ingrassato, ma volle peggiorare ulteriormente la sua immagine per questa interpretazione. Ma non per quel gusto altrettanto narcisistico, alla De Niro in 'Toro scatenato', quello del Grande Attore che fa quello che vuole con il proprio corpo...
Quinlan é Welles, o almeno uno dei suoi lati: genio combattuto tra complesso di superiorità (e strafottenza) e desiderio di farsi accettare; tra volontà di stupire e di commuovere.

1 Sette modi notevoli di lasciarsi andare (per un'estetica dell'autodisfacimento)

Charles Bukowski

Ovvio che Bukowski possa essere considerato, semplicemente, un alcolista. Nulla di romantico, come un Thomas, o di dannato, come un Rimbaud. Uno che aveva una dipendenza. E come diceva De André, uno che ha una dipendenza spesso se ne compiace. Forse perché l'alternativa sarebbe avere pena, o schifo, di sé.
E pure, forse senza alcool Bukowski non sarebbe diventato Bukowski, né lo sarebbe rimasto. E non solo per le frontiere creative che a qualcun altro potrebbe avere aperto, come l'LSD per alcuni musicisti rock. Semmai (a proposito di LSD), per 'Hank' potrebbe valere quello che Burroughs disse del suo rapporto con la droga: "la roba non é uno sfizio, é un modo di vivere".

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