Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

Questo è un gioco. Ispirato da un gran bel film.
Roma e Napoli sono città molto diverse: ad esempio, a Napoli non è possibile rintracciare un corpo "integro" di memorie, che possa essere fatto risalire ad una sorta di sua epoca d'oro, come nella Roma barocca. La Storia qui si è fatta più frammentata, fluida, a volte accavallandosi e cancellando sé stessa.
Ma per questo il gioco è più divertente.

Creata il 3 dicembre 2013 - 14:19

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giancarlo

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7 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

La Mostra d'Oltremare

Fellini era affascinato dall'EUR, per quella sua aura metafisica, da quadro dechirichiano. La Mostra ha quello stesso tipo di atmosfera, aumentato dalla presenza della natura, dalla sua stessa decadenza.
Così se ci si va quando c'é poca gente, inoltrandosi nelle zone più silenziose, prende piede un forte, inspiegabile senso di nostalgia.

6 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

S. Maria della Sanità

Qui, il riferimento è quello del rapporto tra la chiesa "di sopra" con quella "di sotto", come accadeva nel film con S. Pietro in Montorio. Nella basilica napoletana il presbiterio seicentesco si innalza sulle catacombe di oltre mille anni prima.
Ma tanto era raffinata e cerebrale la concezione del Bramante a Roma, quanto cruda, fisica, grandguignolesca quella della Sanità: dal florilegio dei marmi policromi della parte superiore alla macabra ostentazione dei crani incassati nei muri (i cadaveri messi “a scolare”) della parte sotterranea.

5 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

Real Bosco di Capodimonte

Il confronto del giardino all'inglese della reggia napoletana con quelli "formali" (o "all'italiana") della Roma di Jep, come Villa Medici, ad esempio, sembra un po' forzato: per la diversità delle epoche, ad esempio.
E però il sentimento pre-romantico del Parco ben si accoppia all'indole poco razionale (o ragionevole) della città. Che poi, a dire il vero, il carattere selvaggio non era nient'altro che l'artificio di abili paesaggisti.
Insomma, un trucco da napoletani.

4 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

Mausoleo di Matteo Schilizzi

Matteo Schilizzi era un banchiere livornese che si era trasferito a Napoli. Aveva chiesto ad Alfonso Guerra di progettare una tomba per la sua famiglia. Questi lo realizzò tra il 1881 ed il 1889, in una sorta di stile neo-egizio.
Nel 1921 però Il Comune decise di acquistare il Mausoleo per ospitare I caduti della I Guerra Mondiale. A questi si aggiunsero poi quelli della II Guerra Mondiale e delle Quattro giornate.
E' un edificio misterioso, che fa una certa impressione: forse il giardino fitto e ombroso, o le statue egizie all’ingresso…poi tradisce la sua reale grandezza, apparendo molto più imponente di quello che è.
E' l'archetipo del monumento, nel senso letterale del termine.

3 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

San Giovanni a Carbonara

La carrellata al lume di lanterna, che nel film fonde in una passeggiata silenziosa palazzi e musei, potrebbe essere concentrata qui, in questa chiesa che fu iniziata nel Trecento, poi ampliata il secolo dopo, ed ancora nel Cinquecento, fino alla realizzazione della scenografica scalinata settecentesca del Sanfelice.
Gotico, rinascimentale, barocco non si accavallano, ma si susseguono come in un racconto.

2 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

Parco del Pausilypon

Pollione veniva da una famiglia di liberti, era riuscito ad accumulare grandi ricchezze, ad entrare a far parte degli equites. Aveva scelto di venire a trascorrere qui, nel posto dove "si abbandonano gli affanni", gli ultimi anni della sua vita, come altri notabili romani. Aveva costruito una villa magnifica a picco sul mare, con un teatro grande ed uno piccolo, un'"odeion".
Arrivare qui attraverso la grotta di Cocceio, una galleria scavata nel tufo lunga oltre 700 metri, con l'oscurità che cede il posto ad un'esplosione di luce, é come nascere una seconda volta.

1 Sette luoghi per "La Grande Bellezza" a Napoli...

Palazzo Donn'Anna

Se a Roma la casa di Jep si affacciava sul Colosseo, qui la memoria della città é il mare: perciò sarebbe giusto che la sua casa fosse qui, nel Palazzo che sarebbe dovuto essere di Anna Carafa, ma che il più grande architetto napoletano del '600, Cosimo Fanzago, non poté completare.
E questo suo essere a metà tra un'opera incompiuta e una rovina, architettura e scoglio -perché fatto della stessa materia- che s'abbandona e lascia fare al mare, che entra ed esce dai suoi archi, come a volte questa città sembra aver fatto con la Storia, ne fa uno dei suoi simboli più veri.

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