Distorted portraits/Ritratti deformati.

Il volto è l’identità: eppure spesso l'azione che tende a stravolgerlo, a deformarlo, mira a svelarne la vera essenza.

Creata il 22 aprile 2013 - 21:10

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giancarlo

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7 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Marcel Van der Vlugt

Van der Vlugt è un fotografo olandese che associa spesso, nelle sue immagini raffinate, la perfezione di volti bellissimi a elementi organici come insetti, filetti di pesce, formaggio. Forse per ricordarci che anche la bellezza (umana) prima o poi decade.
Un’interessante serie s’intitola “A new day”: simula un’immaginaria clinica estetica dove, al posto di liposuzioni o rinoplastiche, vengono effettuati degli impianti di… fiori.

6 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Maya Deren, "Distorted portrait of a man"

Dalla regista di “Meshes of the afternoon”, capolavoro dell’avanguardia surrealista.

5 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Soundgarden, “Black Hole Sun” videoclip

Il video di questo pezzo, uno dei migliori del rock anni ’90, ricorda un film di qualche anno prima, “Society” di Brian Yuzna: un’intero clan dell’alta borghesia americana si rivela in realtà un gruppo di mutanti-cannibali, dediti ad orge e alle pratiche più immonde.
Ma nel clip il bersaglio sembra definirsi meglio: non più la “upper”, ma la “middle” class con i suoi simboli kitsch, per la quale il sopraggiungere di una nube minacciosa sembra significare che il tempo è scaduto.

4 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Wes Naman, "Scotch tape portrait"

Il fotografo del New Mexico ha chiesto ad alcuni amici di posare per lui con la faccia tirata da numerose strisce di scotch: certo, per gioco, ma il risultato è a metà tra l’inquietante deformazione del volto di un delinquente coperto da un collant, e quello della madre del protagonista di “Brazil”, frutto dell’accanimento della chirurgia estetica.

3 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Louis Edwin Fry, Untitled

Fry sembra essere un fotografo gentile, e infatti questa serie di ritratti (“acidi” come polaroid manipolate quando le emulsioni fanno il loro lavoro) più che deformare sembrano evidenziare ciò che non sarebbe visibile altrimenti: come aure, o pensieri emanati dalle persone fotografate.

2 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Michelangelo Buonarroti, particolare del “Giudizio Universale” (autoritratto)

Nel grande affresco della Cappella Sistina, San Bartolomeo regge la sua pelle, come simbolo del proprio martirio: in realtà è un autoritratto dell’artista/ architetto. Che in quegli anni scriveva in alcuni versi della paura per la propria dannazione, dopo la morte (“la doppia morte”).

1 Distorted portraits/Ritratti deformati.

Francis Bacon, “Self portrait”

Bacon: chiunque potrebbe parlare di espressionismo, ma questa componente non esaurirebbe ciò che le sue figure deformate contengono. La deformazione (non deformità) è in realtà un frammento del continuo divenire dell’esistenza di ognuno: esistenza che prevede, naturalmente, anche il disfacimento.
Ma Bacon ama la vita, e l’arte gli serve per guardarla dritta negli occhi, in un corpo a corpo brutale.
A proposito dei suoi volti, il filosofo francese Gilles Deleuze diceva: “Come ritrattista Bacon è un pittore di teste, non di volti. Tra le due cose c'è una grande differenza. (…) Come ritrattista Bacon insegue dunque un progetto molto speciale: disfare il volto, ritrovare o fare emergere la testa sotto il volto.”

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