Sette grandi storie d'amore del novecento

7 bellissime storie d'amore, di passione e di morte del XX secolo... Non importa chi siano i protagonisti, ciò che conta sono i sentimenti!
Per chi volesse approfondire consiglio www.amicidiromeo.com, il sito da dove ho preso le informazioni...

Creata il 3 maggio 2013 - 10:19

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7 Sette grandi storie d'amore del novecento

JOHN LENNON E YOKO ONO

“Il nostro rapporto è davvero di professore e allievo. Sono io che ho la notorietà, ma è lei che mi ha insegnato tutto”.
Ad affermarlo, è stato John Lennon a proposito di quella che per l’ideologo fantasioso dei Beatles, è stata una mamma, e non solo una moglie. Una mamma premurosa, secondo alcuni biografi, ma solo per opportunismo. Lei, Yoko Ono viene da una famiglia dell’altissima borghesia di Tokio, madre molto ricca, padre banchiere lontano quando lei nasce, trasferito in California. Un padre importante che diventerà governatore della banca centrale nipponica. Da lui, Yoko, che significa figlia dell’oceano, si dice, abbia ereditato il fiuto per gli affari. Tanto che oggi si trova a gestire un patrimonio di svariati miliardi. La loro storia d’amore comincia il 7 novembre del ’66, all’inaugurazione di una mostra di Yoko, a Londra. Lei ha studiato negli States composizione musicale ed arte. Per un certo periodo fa parte del movimento d’avanguardia Fluxus e si propone come artista concettuale. “Il vernissage- scrive Laura Laurenzi, nel suo libro Amori e furori (Bur)- gli è stato segnalato da un amico. La prima impressione che Yoko ha di lui è di un tipo calmo, educato, tranquillo..”. Lei non l’aveva riconosciuto. L’amore tra i due è a prima vista, anche se ci mettono oltre un anno a dichiararsi. Lei, aveva sposato già il musicista Toshi Ichiyanagi, e Tony Cox, un collega dal quale aveva avuto una bambina , la piccola Kioko che le sarà portata via al momento del divorzio. Lennon invece era in crisi con Cyntia, da cui aveva avuto il figlio Jiulien. Il giorno in cui scoprono di amarsi è il 20 maggio del ’68. Mentre i rispettivi coniugi sono all’estero, John invita Yoko nella sua casa del Surrey ad ascoltare i suoi nastri inediti. Trascorrono l’intera giornata , la sera e la notte nello studio di registrazione. Comporranno brani di quello che sarà il loro primo album Two Virgins.

6 Sette grandi storie d'amore del novecento

SIMONE DE BEAUVOIR E JEAN PAUL SARTRE

Non ci fu matrimonio. Ma un contratto a termine fra Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre, come ricorda Laura Laurenzi nel suo Amori e Furori (Bur). “ E’ durata più di mezzo secolo- scrive- l’unione fra il filosofo dell’esistenzialismo e la scrittrice che per prima teorizzò la necessità per le donne di ribellarsi al loro destino biologico, madre severa e altera del femminismo. Senza sposarsi e nemmeno convivere, dividendo il loro cammino con una platea di amici, amiche, discepoli, amanti, segretarie, dame di compagnie, favorite , fidanzate meglio se in come”. Avevano una data da festeggiare, anche se non c’erano nozze. Era il loro “matrimonio morganatico”, il 14 ottobre del ‘29. Si conoscono a luglio alla Sorbona. Lui, 24 anni, basso, vestito senza cura, strabico, con scarsa propensione all’igiene personale. Grande affabulatore. Lei, la ragazza dell’alta borghesia. Bella, dalla pelle chiarissima, che viene subito attratta dal magnetismo dell’intellettuale. Simone, scriverà “Io ero intelligente, ma lui era un genio, Sartre rispondeva esattamente ai desideri dei miei quindici anni: era il doppio in cui ritrovavo, portate all’incandescenza, tutte le mie manie. Con lui avrei potuto dividere tutto”. Gli darà sempre del lei e rimarrà con lui fino agli ultimi suoi giorni. Decidono di dividere un contratto d’affitto reciproco, rinnovabile ogni due anni. Un contratto che “aveva una clausola bene definita- scrive Laurenzi.- Quella dell’infedeltà percepita come un dovere reciproco, una sorta di assicurazione contro le menzogne, i sotterfugi, le ipocrisie del matrimonio borghese”. I due per tutta la vita distinguono l’amore necessario , dunque inevitabile, dagli amori contingenti e senza importanza. Nelle loro tele di ragno vengono invischiate parecchie ragazze che, spesso, non si innamorarono di Sartre, ma di Simone, la quale all’inizio fatica ad accettare queste condizioni.
Ma non c’erano alternative: prendere o lasciare. Sartre, secondo alcuni, non avrebbe potuto fare a meno di soddisfare il suo desiderio di conquiste.

5 Sette grandi storie d'amore del novecento

GALEAZZO CIANO ED EDDA MUSSOLINI

“Non lo farai veramente uccidere, vero?” Chiede Edda a suo padre Benito Mussolini. Ma il Duce, intransigente, complice il Fuhrer, fa fucilare senza pietà, suo genero, Galeazzo Ciano, ex Ministro degli Esteri, ritenuto un traditore. Il fidanzamento tra Edda e suo marito ha sùbito la benedizione del Duce, che prima osteggia la relazione della figlia con un tenente tedesco e poi blocca il matrimonio con un nobile romagnolo, tale Pierfrancesco Orsi Mongelli, figlio di un imprenditore di Forlì. Questi, prima delle nozze, aveva chiesto al Duce a quanto ammontasse la dote della figlia. Dieci giorni dopo dalla rottura del fidanzamento con il nobile, ad un ballo della principessa Resi Valguarnera di Villermosa, a Roma, Edda conosce Ciano. E’ amore a prima vista, che ha il via libera da Mussolini. Il matrimonio viene celebrato il 24 aprile del ‘30, all’ottavo anno dell’era fascista con molto fasto, a tre mesi dal loro incontro. Lei vent’anni, lui ventisei. Nel corso della cerimonia Edda in abito di satin bianco a colonna sembra presagire il destino crudele che si abbatterà sulla sua famiglia, Galeazzo in tight è felice. In viaggio di nozze i due vanno a Capri, ma sarà in quell’occasione che arriveranno i primi problemi tra di loro, già tanti per il loro diverso carattere. Lei, infatti, dal linguaggio spiccio, è la prima ad indossare i pantaloni, a tagliare i capelli alla garconne, a giocare a golf e a tirare con l’arco. Una femminista ante litteram. Lui é un uomo mondano, ricchissimo livornese che ha tentato anche di sfondare come critico teatrale e drammaturgo, ma che poi ha scelto la carriera diplomatica aiutato dal padre, Costanzo Ciano, intimo amico di Mussolini. Come si diceva, i primi screzi nascono presto. La prima notte di nozze, che Edda trascorre chiusa nella stanza da bagno. Solo più tardi si scoprirà la verità. E cioè che era frigida.

4 Sette grandi storie d'amore del novecento

ELEONORA DUSE E GABRIELE D'ANNUNZIO

“Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato”. Sono le parole di Eleonora Duse nei confronti di quello che fu l’unico amore della sua vita, anche se il loro rapporto fu parecchio tormentato. La Divina lo amò senza riserve, ma il Vate la tradì non solo dal punto di vista sentimentale, ma anche sul lato professionale. Il Vate si servì della Duse che fu costretta a pagare i tanti creditori del poeta, Gabriele D’Annunzio, amante del lusso, oltreché delle donne. Si contano ben quattromila amanti. Lui ha cinque anni meno di lei e non se li porta molto bene. Non è mai stato un bell’uomo. Alto 1 metro e 64 aveva persino i denti cariati, ma era un grande affabulatore. Si erano intravisti in un paio di occasioni. La loro storia comincia con uno scambio epistolare. La Duse che ha appena letto L’innocente convince il Vate a preparare un’opera per lei da portare in scena. Il poeta non ha altro testo pronto che Elegie romane.. Ma è dopo aver letto Il Trionfo della morte che la Duse comincia a sentire per lui un’attrazione morbosa. Lo chiama il poeta infernale. Lui esercita su di lei un fascino ambiguo di attrazione e insieme di ripulsa. “Preferirei morire in un cantone piuttosto che amare un’anima tale. D’annunzio lo detesto, ma lo adoro” confiderà ad Arrigo Boito, poeta, compositore, fino a quel momento l’uomo più importante della sua vita...

3 Sette grandi storie d'amore del novecento

MARTIN HEIDEGGER E HANNAH ARENDT

Sbilanciato e a tutto vantaggio di Martin Heidegger è il rapporto del grande filosofo, autore di Essere e Tempo con la sua allieva, Hannah Arendt, studiosa dei regimi totalitari e autrice di Vita Activa e la Banalità del male. Tanto che l’intellettuale ebrea un giorno dirà “perderei il mio diritto alla vita se perdessi il mio amore per te”, nonostante per anni venga costretta a nascondersi dal suo amante, diventato simpatizzante del nazismo. “Quando si incontrarono- scrive Laura Laurenzi nel suo libro Amori e Furori (Bur), nell’autunno del ’74 Martin Heidegger ha 35 anni e due figli. Le sue lezioni di filosofia all’Università di Marburgo, sempre e solo di mattina presto, sono gremite di discepoli adoranti”. Tra questi c’è muta, soggiogata, timidissima la studentessa, che diventerà la sua amante. Una ragazza prodigio che a 14 anni ha già letto la Critica della ragion pura, conosce Kierkegaard e a 16 anni ha fondato un circolo per lo studio della letteratura antica. Dopo alcune lezioni si innamorano, e la fragile ragazza precipita in una storia che la vedrà sempre dipendente, remissiva. Si incontreranno sempre e solo quando lo deciderà il professore, per evitare scandali e soprattutto per non rovinare il rapporto con sua moglie, la terribile Elfride, nazista, gelosa di qualunque intrusione minacciasse la tranquillità e la carriera del filosofo. Lei è pura e semplice, dagli occhi profondi, dal fiuto per la qualità, molto profonda. Aveva perso il padre presto, colpito dalla sifilide. La mamma si era risposata, aveva avuto due figlie che Hannah non amava. Una di queste si suiciderà nel ’30. Lui sempre imponente, dal carisma folgorante, molto colto. Era figlio del bottaio e sagrestano del paesino Messkirch, nell’alta Svezia. Prima seminarista, lascia il noviziato per darsi alla filosofia. A colpire erano i suoi occhi, splendenti e acuti. Comincia un amore clandestino, in cui Hannah sarà sempre docile. E anzi timorosa di mostrare il suo talento, per timore reverenziale nei confronti di quello che rimarrà il suo maestro.

2 Sette grandi storie d'amore del novecento

GIULIETTA MASINA & FEDERICO FELLINI

Quando si conobbero lei che aveva 21 anni, disse di lui: “Sembra un fachiro, somiglia a Gandhi. E’ tutt’occhi, occhi profondi, inquieti, indagatori”. Lui, 22 anni, di lei, invece, afferma: “E’ un peperino piccolo piccolo, mi piace tanto, mi fa tanto ridere”.
Insieme hanno trascorso mezzo secolo. Sia come marito e moglie, sia sul set. Sono Federico Fellini e Giulietta Masina.
“Il loro primo incontro, casuale- si legge nel libro Amori e Furori di Laura Laurenzi (Bur)- avviene all’Eiar, così si chiamava allora la Rai, che in quegli anni aveva sede in via delle Botteghe Oscure, proprio nel palazzone rosso che diventerà poi lo storico quartier generale del Pci. Qualche settimana più tardi lui le telefona con la scusa di farsi dare una sua fotografia da sottoporre alla produzione di Vittorio Mussolini, figlio del duce. “Cico e Pallina deve diventare un film afferma il regista- chissà se la protagonista radiofonica ha la faccia adatta per il cinema, chissà se la ha la giusta fotogenia”. Il film non si è mai fatto, ma nove mesi dopo Federico e Giulia, anzi Giulietta, come la chiamò sempre il geniale regista, diventano marito e moglie. E’ il 30 giugno del 1943. E la cerimonia è molto sobria. Si sposano in casa in via Luttezia 11. Moglie premurosa, Giulietta è molto paziente con Fededrico che non si lascia sfuggire occasioni per flirtare con alcune attrici. La moglie perdona tante scappatelle, “ Tanto – si diceva- poi ritorna sempre da me”...

1 Sette grandi storie d'amore del novecento

EVA BRAUN E ADOLF HITLER

Le nozze furono celebrate alle due di notte, sotto terra in un bunker, al riparo dalle bombe. E non con lo champagne, ma con il cianuro. Lei, 33 anni, con un abito lungo di taffetà nero e una rosa nera di stoffa nella scollatura. Lui, 56 anni, elegante, ma ormai devastato nel fisico dal Parkinson e nell’anima, dal suo tracollo politico. Si tratta di Eva Braun e Adolf Hitler che, nello stesso giorno, il 30 aprile del ’45, si uniranno in matrimonio e partiranno per il loro unico viaggio di nozze. Verso la morte. Come ricorda Laura Laurenzi, nel suo Amori e furori (Bur).
“Lo sposo- si legge nel libro- ingoierà una capsula di veleno e subito dopo si sparerà alla testa; la sposa, accanto a lui sul sofà, le belle scarpe italiane con i tacchi alti allineate sul pavimento, lo precede di un paio di minuti, spezzando la fialetta di cianuro sotto la lingua”. I corpi vengono avvolti dai fedelissimi in due coperte militari e trascinati su, nel giardino della Cancelleria. Poi, come ordinato da Hitler cosparsi di benzina, duecento litri, e dati alle fiamme. “Non farò la fine di Mussolini”. Aveva detto baffetto. Non voleva che si infierisse sul suo corpo.

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