7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Riporto quasi per intero l'articolo di Sandrone Dazieri dove elenca i motivi per cui una sedicenne non dovrebbe mai provare a pubblicare il suo libro. Inutile dire che la cosa mi ha molto irritata...

da www.globalproject.info/it/produzioni/lettera-a-una-ragazza-di-16-anni-che-vuole-pubblicare

Creata il 27 giugno 2013 - 17:24

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elisatam

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7 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente storia

Perché la tua storia fa acqua. E’ vero, il mercato ora ha aperto la grande categoria degli Young Adult, ovvero dei libri per ragazzi della tua età – poco di meno, poco di più – e capita che qualcuno della tua età riesca a toccare il cuore dei suoi coetanei con un storia scritta con mano felice. Ma le possibilità sono una su un milione, forse di meno. A scrivere si impara leggendo e lavorando di lima sul proprio testo, per anni e anni. Leggi da troppo poco, hai letto troppo poco, hai lavorato troppo poco. La tua storia sarà stata già letta e scritta milioni di volte, solo che non hai ancora lo spirito critico e l’esperienza per rendertene conto.

6 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente personaggi

Perché i tuoi personaggi sono di cartone. Hai conosciuto troppe poche persone a fondo, forse solo i tuoi genitori, l’amore stai cominciando a scoprirlo e non hai la giusta distanza per ragiornarvi. Quello che sai del mondo, della vita e della morte, per lo più lo hai imparato da altri libri o dai film, prodotti culturali che sono la sintesi, più o meno riuscita, del percorso di vita e conoscenza di altre persone, che però non può sostituire il tuo. Per questo i tuoi personaggi saranno fasulli, i dialoghi penosi, le psicologie infantili.

5 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente divertimento

Perché scrivere è bellissimo, ma solo lo si fa per se stessi. Poi diventa un lavoro. Brutto. Non puoi scrivere quando hai voglia, non puoi scrivere quando hai tempo, non puoi scrivere quando ti gira. Devi farlo in modo regolare, tu ne abbia voglia o meno, perché è l’unico modo per entrare davvero in quel mondo che stai costruendo. Scrivere è la ricerca della solitudine, del silenzio. Non puoi scrivere mentre chatti, mentre guardi la televisione, mentre parli al telefono. Non puoi scrivere dopo che hai fatto i compiti, non puoi scrivere solo la domenica. Fidati, la terza volta che dovrai editare il tuo testo, se non sei l’uno su un milione di cui sopra, sarai triste, disperata e con l’autostima sotto le scarpe. Probabilmente, poi, la terza non sarà nemmeno l’ultima.

4 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente visibilità

Perché sarai invisibile. Al novantanove per cento – e probabilmente sono generoso – il tuo libro non venderà niente. Se avrai pubblicato con un piccolo editore stamperanno poche centinaia di copie. Con un grande editore dalle due alle quattromila. Non sarai esposta ma infilata in qualche scaffale. Se ci sarai. In Italia ci sono circa 3 mila librerie, fa un po’ tu il conto in quante potrai essere. Niente pigne, niente vetrine. Sarai rumore di fondo.

3 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente soldi

Perché non venderai niente. Delle tirature abbiamo parlato. Venderai, se ti va bene e non sei l’una su un milione, dal quaranta al sessanta per cento di quello che è stato distribuito. Ma se ti va male neanche quello. Non finirai in classifica, non diventerai ricca, non ti ci comprerai nemmeno una borsa o un motorino.

2 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente fama

Perché non diventerai famosa. Se non sarai una su un milione, il tuo libro sarà dimenticato insieme con il tuo nome subito dopo l’uscita. Il tuo editor si romperà le scatole di sentirti, il libraio dovrà cercare il tuo nome sul database per capire se esisti.

1 7 motivi per non provare a pubblicare mai un libro

Niente recensioni

Perché non sarai recensita. In Italia escono circa 4-5000 titoli nuovi all’anno, i giornali a tiratura nazionale sono pochi. Anche volendo, non hanno spazio per te. Ma anche se si liberasse uno spazio, non lo dedicherebbero a un libro per ragazzi, perché al giornalista non frega niente di leggerlo e si sente un po’ sminuito a recensirlo. Il critico famoso disdegna quello che fai, non è letteratura. Ti citerà, a fatica, solo se avrai già venduto un milione di copie, possibilmente in America, o se diventi un caso perché stai morendo di leucemia, fai la prostituta, tuo padre di molesta. Puoi avere, forse, fortuna con qualche giornalista “alternativo” se il tuo romanzo contiene un ragazzo che muore di cancro, il prigioniero di un campo di concentramento, la problematica del bullismo, dell’incesto e dell’accettazione dell’omosessualità.

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