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Sette collage d'autore.

lorenza

19 maggio 2013 - 16:21

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I primi ad utilizzare la tecnica del collage furono probabilmente i cubisti, in particolare Braque e Picasso, che sin dall'autunno del 1912 realizzarono i cosiddetti "papiers collés". Subito dopo iniziarono a incollare anche piccoli oggetti, come pacchetti di sigarette, scatole di fiammiferi, carte da gioco.
Si arrivò così ad un polimaterismo, per cui da un lato si ebbe un collage più classico, proprio del Futurismo e dell'Astrattismo di tendenza geometrica, dall'altro una tendenza verso le tre dimensioni (assemblage), maggiormante seguita dai Neodada, nella Pop art e nel Nouveau Realisme.
Ma per alcuni il primo a presentare questa tecnica al pubblico fu John Heartfield, nel 1924, come arma satirica contro il Nazismo. L'altro grande artista satirico George Grosz ricorda nei suoi scritti: «Quando John Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916, nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità, né della strada spinosa ma piena di successo che ci avrebbe aspettato. Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d'oro senza nemmeno accorgercene».
Tra gli altri precursori ricordiamo Raoul Hausmann, Hanna Höch, Paul Citroen, Michael Mejer e altri artisti appatrtenenti a movimenti come Bauhaus, Dada e Surrealismo: Max Ernst, ad esempio, utilizzava per i propri lavori delle incisioni di età vittoriana.
Successivamente fu utilizzato anche dai futuristi italiani, fino ad artisti come Robert Rauschenberg, che ne diede un'interpretazione secondo i contenuti della Pop Art.

Sette collages di Hannah Höch.

lorenza

19 maggio 2013 - 12:23

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Hannah Höch (1889 – 1978) è stata uno dei pionieri del fotomontaggio. Nel 1919 si unì al gruppo berlinese dei Dada, dopo che quattro anni prima aveva incontrato Raoul Hausmann, che già ne faceva parte. Con questi Höch iniziò una lunga e tormentata relazione, ma anche una proficua collaborazione professionale. Fu anche amica di artisti come Mondrian e Schwitters, fra gli altri.
Fu l’unica vera artista dei Dada, dei quali smascherò anche il finto progressismo sessista (si veda il collage "Da-Dandy").
L’emancipazione femminile fu infatti il tema centrale delle sue opere, spesso realizzate usando, paradossalmente, proprio dei ritagli di riviste femminili. Il corpo della donna viene quasi sempre visto (da lei, bisessuale) in forma androgina, mentre il matrimonio viene dipinto come una forma di controllo della donna da parte della società.
Rimane uno dei massimi riferimenti per questa particolare, bellissima tecnica artistica.